Oh my Venus, un drama dalle ottime premesse
Ho iniziato a guardare Oh my Venus a scatola chiusa, fidandomi ciecamente degli attori principali. Shin Min-a è un’attrice che mi piace tanto, matura, misurata e smorfiosa il giusto; So ji-sub è uno dei miei feticci estetici. Non pensavo che sarei rimasta delusa.
Mi rendo conto di avere un grandissimo problema con i k-drama. Anzi due.
Il primo è che ne sono addicted, ma questo è il minore dei mali. Il secondo è che talvolta mi fanno innervosire, perché – come in questo caso – hanno solitamente delle buone partenze (che mantengono per circa metà serie), per poi discendere inesorabilmente verso gli abissi del trash, dei cliché e del cattivo gusto, quando non della noia, dell’inutile incongruenza, del non-sense.
Qui c’è un’idea carina – l’ex bella ragazza che soffre di complessi di inferiorità perché adesso si vede brutta, cicciottella e come ciliegina sulla torta viene pure mollata dal fidanzato storico. Decide dunque di riprendere in mano la sua vita, rimettersi in forma e riscoprire la fiducia in se stessa. In tutto questo, scopre che può essere amata per quello che è, ciccetta compresa.
Voglio dire: il tema è interessante e il messaggio *girl-power* piace.
Pur nella diversità di contesti, mi ha evocato nelle premesse il lungometraggio Brittany non si ferma più (Brittany runs a Marathon, USA 2019).

Costretta a fare sport e perdere peso per motivi di salute, Brittany si mette a correre e, dopo un inizio non esaltante, si pone un obiettivo ambizioso: portare a termine la maratona di New York. L’aspetto davvero motivante di questo film è, a mio avviso, il fatto che la corsa di Brittany non è agonistica, ossia finalizzata alla vittoria. E’ invece uno strumento di affermazione personale, di consapevolezza e di miglioramento.
Anche in Oh my Venus noi veniamo a conoscenza del fatto che la protagonista, Kang Joo-eun, ha un problema di salute e per questo deve seguire un rigido programma dietetico e di allenamento. E anche qui noi vediamo una donna in cerca di riscatto personale.
Non mancano i siparietti divertenti o imbarazzanti. Ricorda vagamente Bridget Jones la scena dell’aereo in cui lei letteralmente esplode dentro un corsetto contenitivo dal quale il nostro eroe prontamente la libera per farle riprendere i sensi. Non mancano nemmeno i momenti allusivi, che sottolineano il buon affiatamento tra i due main leads.

Per la prima metà Oh my Venus sembra funzionare benissimo. Certo, ci sono le classiche esagerazioni da kdrama. Ad esempio: nonostante la concentrazione, non sono riuscita a capire quale scandalo abbia costretto il protagonista a rientrare dagli Stati Uniti, uno scandalo capace addirittura di mettere a repentaglio la compagnia di famiglia. Nemmeno il Sexgate di Clinton…
Esagerazioni a parte, il personaggio interpretato da So Ji-sub, Kim Young-ho, è ben tratteggiato. Avendo sofferto da bambino di un dolorosissimo cancro alle ossa, è stato in grado di superare i problemi con caparbia ostinazione, facendo della disciplina e dell’equilibrio psicofisico il proprio mantra. Ma non è un personaggio bidimensionale, anzi. Ho apprezzato il fatto che Kim Young-ho abbia iniziato a innamorarsi di una Kang Joo-eun “in carne” e fuori forma. Certo, il colpo di grazia l’hanno dato le famose “fossette“… che spuntano sul viso di lei quando inizia a perdere peso.

Lei, dal canto suo, è adorabile. Matura, senza però aver perso quell’aria da ragazzina che la rende «Venere di Deagu» pure con qualche chilo in più. Dolce, accudente e anche determinata. Insieme formano proprio una splendida coppia, equilibrata ed esteticamente perfetta.
Qual è il problema, quindi?
Oh my Venus, i punti deboli della trama
*** Attenzione: contiene spoiler ***
Il problema è che da metà in poi il drama degenera in un’accozzaglia di stereotipi inutili e, a mio modo di vedere, irrilevanti ai fini della trama.
Era proprio necessario dedicare tutta la seconda metà della serie a risvolti relativi a lui che è il rampollo di una famiglia ricca e quindi ci sono millemila intrighi perché ovviamente i giochi di potere, i fratellastri, le seconde mogli, i nipoti drogati, gli attentati, gli incidenti stradali, gli amanti divisi, lacrime di sangue, vesti strappate, nonne che origliano segreti inconfessabili, protagonisti che scompaiono per generazioni e generazioni senza farsi più sentire perché i traumi infantili irrisolti… e poi puf! tutto torna a posto come per magia negli ultimi 5 minuti con un colpo di spugna. Davvero molto poco credibile.
Vorrei terminare con un’ultima nota di scetticismo. La scena della proposta probabilmente ha sciolto i cuori ai più. Per me è stata la fiera dell’inverosimile (oltre che un vile affronto alla sensualità di So Ji-sub).

Capisco che nelle intenzioni l’anello nascosto nella trama della sciarpa sia un’idea estremamente romantica. Eppure, secondo me presenta due problemi di fondo.
Il primo è di tipo concettuale. Senza voler essere tacciata di sessismo, nascondere un anello di fidanzamento in una sciarpa (peraltro rosa) è una trovata più femminile che maschile. Non sto dicendo che non verrebbe mai in mente a un uomo, ma per quanto riguarda in Oh my Venus è decisamente out of character. Il drama non ci ha mostrato un Kim Young-ho tenerone e sdolcinato, ma piuttosto un uomo caparbio, solitario e piuttosto inflessibile. Un uomo capace di sparire per ere geologiche senza fare una chiamata alla donna che ama. Un uomo in grado di curarsi da solo malanni di una certa gravità. Di sopportare il dolore in silenzio stoicamente. Insomma, ci siamo capiti.
Il secondo è di tipo estetico. Quella sciarpa messa in quel modo attorno al collo dei due innamorati a me evoca un cappio. Sarò cinica, sarò insensibile – ma questo è. Detto altrimenti, non posso fare a meno di pensare che sia esteticamente brutta.
Concludendo, Oh my Venus è un drama che si lascia guardare con piacevolezza, ma rientra nel novero delle serie coreane che nella seconda metà di stagione hanno ampiamente dissipato il loro potenziale. Un gran peccato davvero.
Voto: 6½/10
Numero puntate: 16
Durata: 1h circa
Dove vederlo: Viki
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